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di  Rosario Marangolo

 

IL TURISMO IN BICICLETTA

Ci si può avvicinare al cicloturismo per diversi attività ludico-ricreative, sport, avventura, chi come vacanza relax o modo alternativo di viaggiare, oltre che come veicolo di socializzazione. C’è inoltre chi vuole stare immerso nella natura fotografando il paesaggio, raccogliendo i frutti del posto o visitando i centri di attrazione culturali presenti o semplicemente spostarsi tra mete di interesse diverse. Si avvicinano a questa pratica persone di tutti i ceppi sociali, ricchi, poveri, giovani, chi più in la negli anni, le famiglie. Collegato a questa nuova frontiera del turismo sostenibile (o a mobilità sostenibile) c’è un enorme filiera. Dagli alloggi ai ristoranti, dai musei ai centri di interesse turistico.

Perché il turista “sceglie” la bici?

La maggior parte dei cicloturisti, inclusi gli italiani, cercano generalmente i percorsi non sempre facili e pianeggianti, perché si è spinti verso la scoperta di bellezze inedite al turismo di massa. Borghi, Parchi naturali, piccole città d’arte con musei, palazzi e attrattive culturali. Attrattive e contesti strettamente correlate a tradizioni culturali e culinarie tipiche. Non importa la tipologia di bici usata nel periodo della vacanza, l’importante è spostarsi immergendosi nel posto che si visita. La bici, dunque, risulta essere l’unico mezzo che permette al turista di immergersi totalmente nei posti che visita, accorciando i tempi di percorrenza e facendo meno fatica (specie se si considera la nuova frontiera dell’e-bike, o biciclette a pedalata assistita).

L’Italia e i cicloturisti europei

La maggior parte dei cicloturisti europei vengono in Italia sapendo le bellezze della nostra Penisola e il buon clima. È una miscela che insieme alle attrazioni culturali e alla buona enogastronomia fanno del nostro Paese un posto unico al mondo. Peccato che ancora non siamo pronti per le enormi potenzialità che questo segmento turistico offre.
Finora sono ancora relativamente pochi i ciclisti del nord Europa che osano venire in Italia, ma ce ne sono migliaia che premono alle nostre frontiere aspettando, ad esempio, percorsi segnalati e sicuri. Questi stessi turisti ora affollano tutti i percorsi cicloturistici europei (un esempio per tutti: la famosa pista ciclabile del Danubio d’estate “sopporta” nei suoi 300 km da Passau a Vienna (si stima più di 5000 cicloturisti ogni giorno! E movimentando svariati milioni di fatturato) e molti vedono l’Italia come “il paese delle vacanze” per eccellenza, ma non ancora pronto alle loro esigenze. Ebbene, le nuove generazioni di operatori economici non possono che assecondare tali esigenze, non possono che adeguarsi a queste nuove forme di turismo, poi, specie qui, in Calabria, in Sila, dove le bellezze naturali pressoché incontaminate (acqua, aria, verde) sono una ricchezza enorme, unico al Mondo. Nessun posto ha una tale concentrazione di bellezze naturali su un’estensione così vasta come quella dell’altopiano silano. E si, turismo sostenibile e natura sono e saranno i nuovi binomi di sviluppo territoriale.

Il cicloturismo organizzato

E’ una tipologia di turismo in ampia parte anche alta nicchia considerando che molti cicloturisti dedicano a tutto ciò che è annesso al possesso della bici e alla vacanza con essa una importante parte del reddito annuo.

Segmento di clientela proveniente dal Nord-America, dai paesi scandinavi, dal Centro Europa. Alcune ristrette aree in Italia (Chianti, ville venete, riviera ligure, lago di Como) si sono concentrate nell’accoglienza di questo tipo di clientela, desiderosi di abbinare l’attività fisica al fascino della cultura e della gastronomia italiana, senza badare a spese. Questo tipo di viaggiatori usano le proprie bici, di un certo livello, o quella fornita dagli organizzatori (se soddisfano le loro esigenze), e non ricercano lusso nelle location di destinazione, ma servizi idonei al loro soggiorno. Essi ricercano percorsi predefiniti che possono offrire panorami mozzafiato ed immersi nella natura e allo stesso tempo un “premio fatica” basato su una prelibata enogastronomia, aggiungendo addirittura una dimostrazione di come, ad esempio, si prepara la pasta fatta in casa.

Affianco a ciò non devono mancare i punti di interesse archi-tettonico-culturale. Naturalmente, la sera, per questi tipi di turisti, non mancherà la cena di lusso presso ristoranti con rinomati chef del posto (e non mancano in Sila, e a San Giovanni in Fiore).

 

Il cicloescursionismo

Altro segmento del cicloturismo è quello di natura itinerante, o meglio “cicloescursionismo”, praticato da italiani e da europei che vengono in auto a fare le loro vacanze in Italia (al mare, in montagna, al Lago, in città d’arte) e si portano dietro le biciclette. Certi giorni se ne stanno in spiaggia a prendersi il sole, altri vanno a fare un’escursione in bicicletta, magari portandosi fino ad un certo punto in auto per andare a fare questo o quel percorso. A loro piace andare in bicicletta e quindi, in una zona a vocazione turistica, come Rimini o Lago di Garda, la presenza di percorsi o di piste ciclabili segnalate è un ulteriore servizio per questo tipo di turismo, comunque molto gradito agli albergatori, perché più stanziale. Lo dimostrano gli albergatori del Trentino che difendono a spada tratta le ciclabili perché sono un servizio in più ai loro clienti turisti.

Quali sono le esigenze del cicloturista?

Sono legate in primo luogo:

1) alla presenza di strade adeguate e poco trafficate per pedalare in sicurezza;
2) alla presenza di strumenti adatti per la esplorazione del territorio, come una buona cartografia specializzata e possibilmente di segnaletica dedicata, nonché di guide esperte e formate;
3) ad un territorio che possa offrire anche strade con pendenze non impossibili (o garantirgli la presenza di e-bike) e paesaggisticamente di pregio, la presenza di servizi modulati secondo le esigenze di chi arriva all’albergo affamato stanco e sudato e che molto probabilmente riparte il mattino successivo dopo una abbondante colazione e magari due panini da portarsi;
4) un territorio che offra uno sviluppo esteso di ciclovie. Forse non è inutile ricordare che un ciclista non agonista può percorrere fra i 50 e i 100 km in un giorno dal mattino alla sera. Questo significa che se si vuole trattenere il cicloturista ospite per alcuni giorni è opportuno offrirgli itinerari di conseguenza.

Come si vede per creare un territorio appetibile per il turista in bicicletta si devono mobilitare non solo gli albergatori, ma anche i pianificatori del territorio e i gestori delle strade, che devono assolutamente considerare come priorità la creazione di una rete esclusiva per utenti non a motore eventualmente integrata con provvedimenti di forte moderazione del traffico nei segmenti di strade aperte la traffico.
Le comunità silana si deve altresì convincere che avere una propensione verso questa tipologia di turismo costituisce un formidabile elemento di attrazione turistica, per sportivi, escursionisti, semplici cicloturisti che spesso portano con se le proprie famiglie che naturalmente necessitano di ulteriori e svariati servizi ma allo stesso tempo offrono maggiori risorse economiche al territorio.

Il Ciclo-turismo, settore di nicchia?

No, affatto, è in piena ascesa. I numeri cominciano ad essere significativi e lo dimostra la crescente attenzione di strutture e agenzie turistiche. Alcuni esempi della potenzialità del settore: in Germania ogni anno più di due milioni di persone trascorrono le vacanze in bicicletta usando, tra le altre sistemazioni, più di tremila strutture certificate “Bed and Bike”.

Diversi sono i territori in cui la gente non pensava nemmeno di portare la bicicletta per muoversi nel camping o nel paesetto di vacanza, ora sono diventate mete cicloturistiche selezionate da molti ciclisti (vedi, ad esempio, Istria, Slovenia, Dalmazia, isole dell’Adriatico, determinati luoghi delle regioni del Sud Italia). Si è trattato solo di dare risalto pubblico alle potenzialità che un territorio offre e coloro che intendono scoprirle in bicicletta. Chiaramente chi mette in evidenza adeguatamente il proprio territorio e sviluppa strutture dedicate, agevolando l’arrivo, lo spostamento e la permanenza del cicloturista avrà un ritorno d’immagine ed economico sicuramente proporzionale allo sforzo fatto.

E’ chiaro pertanto che il cicloturismo si sviluppa significativamente solo nei luoghi ove viene relativamente agevolato. In effetti, come detto, pochi ma significativi sono i “punti fermi” del cicloturista. La stragrande maggioranza cerca sicuramente itinerari attraenti sotto vari aspetti, non molto impegnativi e con strade poco trafficate dove svolgere lo sforzo ciclistico in sicurezza, tranquillità e salubrità. Inoltre si ricerca un minimo di ricettività adeguata alle esigenze del caso.
La tabellazione o segnalazione degli itinerari più significativi sarà poi sicuramente utile e ben apprezzata.
Perciò, una mossa vincente da proporre alle amministrazioni locali non è quella di chiedere la costruzione di costose piste ciclabili, come molti pensano, ma fare un pacchetto con diverse proposte, cominciando da quelle meno laboriose e costose cioè libretti e opuscoli (che in parte, in Sila, già esistono) con itinerari (che prevedono eventuali difficoltà altimetriche o di fondo stradale) in diverse lingue che uniscano luoghi di interesse storico, naturalistico e addirittura punti ristoro. Sarebbe opportuno, quindi, che sulla base delle mappe fatte dall’Ente Parco Nazionale della Sila, creare mappe complete di queste altre informazioni necessarie per chi va in bici.

 

Qual’è l’azione che potrebbe porre all’attenzione della governance del territorio lo sviluppo di questa tipologia di turismo?

Semplice, quella fatta da un gruppo di pressione che abbia interessi di sviluppo sostenibile del territorio sulla base delle risorse che sono presenti. Partendo da questa affermazione che si può sostenere che l’organizzazione coesa degli operatori economi turistici e non, delle associazioni, degli enti promotori è l’unico strumento di pressione. Lo sviluppo turistico, e in particolar modo verso un determinato tipo di turismo di qualità e rispettoso del contesto territoriale, ad oggi, non può che essere l’unico argine alla costante emigrazione che subisce il nostro territorio. Il turismo è motore di sviluppo diretto e indiretto, non solo per le imprese turistiche ma anche per l’agricoltore, l’artigiano, il ristoratore, le imprese di servizi, la Pubblica amministrazione. Maggiore è lo sviluppo turistico territoriale e maggiori sono le risorse che resteranno sul territorio e che creeranno ulteriore occupazione e benessere. Un benessere dato da ciò che già abbiamo, solamente gestito e sfruttato in modo diverso e lungimirante.

Nel nostro territorio…

È necessario che gli operatori turistici, economici e sociali comprendano come sia utile e conveniente per tutti diffondere il cicloturismo nel nostro territorio. Perché spostarsi in bici è turismo. Perché la bici porta turismo. Perché la bici è muoversi per turismo tutelando e allo stesso tempo sfruttando la purezza del nostro altopiano. Essa è elemento di congiunzione tra diversi elementi attrattori del territorio e permette lo sviluppo di un turismo totalmente integrato tra tradizioni, bellezze naturali, benessere psico-fisico, cultura rispettando e conservando sempre ciò che ci rende ricchi da sempre!
Siamo ricchi e non lo sappiamo.

 

Rosario Marangolo